diacono Giorgio Cotelli

Il diacono Giorgio Cotelli

Il direttore

Dall'introduzione a Un anno con Caritas 2015

PRIMIZIE

...come il fiore del mandorlo.

 

La sorpresa. Ancora quando la natura dorme, alla fine di gennaio, andando nei campi o inoltrandosi nei boschi, ci si può imbattere in un albero che senza ancora mostrare foglie, sorprende mostrando fiori bianchi e rosacei: è il mandorlo. La fioritura del mandorlo infatti precede le foglie, e mentre tutti gli altri alberi stanno a malapena germogliando, con i suoi fiori annuncia che la primavera è vicina.
Il significato letterale del termine ebraico per mandorlo (saqed) è appropriatamente “uno che si svegli”.
L’immagine del mandorlo evoca il risveglio e proprio per questo era chiamato “albero del risveglio”. Nel libro del profeta Geremia [cap. 1, 11-12] troviamo scritto: «Geremia che cosa vedi?» io risposi: «vedo un ramo di mandorlo». E il Signore mi disse: «hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia Parola per mandarla ad effetto».
Come il mandorlo in fiore evoca che la primavera è vicina, così quel ramo di mandorlo stava annunciando che Dio era sveglio e che avrebbe vigilato sul suo popolo, mandando colui che è la Parola di Dio. Una Parola che ci precede e, invocata ed incontrata, all’inizio di ogni giorno, ci dona il risveglio e la vita nuova: «Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo» (Mt 11, 28).
Così Papa Francesco [18 maggio 2013]: “Noi diciamo che dobbiamo cercare Dio, andare da Lui a chiedere perdono, ma quando noi andiamo, Lui ci aspetta, Lui è prima! […]. Questa è l’esperienza che i Profeti di Israele descrivevano dicendo che il Signore è come il fiore di mandorlo, il primo fiore della Primavera (cfr Ger 1,11-12). Prima che vengano gli altri fiori, c’è lui: lui che aspetta. Il Signore ci aspetta. E quando noi Lo cerchiamo, troviamo questa realtà: che è Lui ad aspettarci per accoglierci, per darci il suo amore. E questo ti porta nel cuore uno stupore tale che non lo credi, e così va crescendo la fede! Con l’incontro con una persona, con l’incontro con il Signore”.

L’invito. Come per il mandorlo ci viene chiesto di svegliarci presto e di guardare la realtà con gli occhi del cuore. In ebraico mandorla è “luz”: fatto a forma di cuore. Per gustare il frutto della mandorla occorre rompere il guscio legnoso: così dobbiamo chiedere a Gesù che ci risvegli, perché possa rompere i nostri cuori duri, legnosi, ruvidi. Solo Lui è in grado di rompere quel guscio legnoso attorno al nostro cuore fatto di egoismo, di invidia, di orgoglio, di maldicenza, per poter gustare maggiormente il frutto del risveglio che è Lui, il Signore: «fissando lo sguardo in Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta» (Fil. 12,2).
Aprire il cuore, un’esperienza a cui ancora una volta, nella fedeltà al Vangelo, Papa Francesco invita: ”In questo Anno Santo, potremo fare l’esperienza di aprire il cuore a quanti vivono nelle più disparate periferie esistenziali, che spesso il mondo moderno crea in maniera drammatica. […] Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo e impedisce di scoprire la novità, nel cinismo che distrugge. Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo” [Misericordiae Vultus, 15]

La quotidianità. Cuore, occhi, mani, orecchie: un invito a vivere di primizia nella quotidianità. Quella dei gesti, dei segni è infatti una modalità connaturata alla funzione pedagogica della Caritas (Paolo VI). Gesti, segni, opere che, se assumono la natura di primizia, si fanno “parlanti”. Così Benedetto XIV per i 40 anni di Caritas Italiana (2011): “Un’opera di carità parla di Dio, annuncia una speranza, induce a porsi domande. Vi auguro di sapere coltivare al meglio la qualità delle opere che avete saputo inventare. Rendetele, per così dire, «parlanti», preoccupandovi soprattutto della motivazione interiore che le anima, e della qualità della testimonianza che da esse promana. Sono opere che nascono dalla fede. Sono opere di Chiesa, espressione dell’attenzione verso chi fa più fatica. Sono azioni pedagogiche, perché aiutano i più poveri a crescere nella loro dignità, le comunità cristiane a camminare nella sequela di Cristo, la società civile ad assumersi coscientemente i propri obblighi”.
Le pagine che seguono provano a dar conto di come gli elementi distintivi dell’essere e operare di Caritas Diocesana di Brescia (con|te|sto, capillarità, compartecipazione, sinergie istituzionali, reti di prossimità) si siano fatti “parlanti” di un’attenzione alle comunità in cammino, alle persone con necessità, ai giovani, alle popolazioni ferite a causa di emergenze umanitarie; “parlanti” di una Caritas al lavoro per riscoprire (la sorpresa), aprire (l’invito), diventare (la quotidianità) primizia gli uni per gli altri. Affidiamo a Lui, Primizia, questo nostro cammino. 

diacono Giorgio

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