diacono Giorgio Cotelli

Il diacono Giorgio Cotelli

Il direttore

27 gennaio 2018: Convegno Caritas Parrocchiali
DI STORIA IN STORIA

Era  l’otto di ottobre 2016 quando, sotto una grande tenda, ci siamo tutti riuniti per fare esperienza dell’accogliere e dell’accoglierci. Il tempo dell’ “accoglierci in casa”. Un tempo prolungato della vita di Gesù con Maria e Giuseppe a Nazareth.

Quest’anno, nello stesso giorno, la nostra Diocesi ha accolto il nuovo vescovo Pierantonio. Quale gioia per noi della Caritas sentire dalla sua viva voce l’intento di custodire e continuare a coltivare la passione del volto:  “Vorrei tanto che alla base di tutta la nostra azione di Chiesa ci fosse la contemplazione del volto amabile di Gesù… così dal volto di Cristo si passerà, quasi senza accorgersi, al volto degli uomini e la nostra diventerà la “pastorale dei volti”… c’è bisogno di una pastorale “generativa” che faccia sentire a ciascuno la carica positiva dell’esistenza quotidiana”.

C’è un volto, che in modo particolare quest’anno, ci orienterà nel nostro farci convegno: il volto di S. Angela Merici, nostra compatrona. Il 27 gennaio 2018 ci rincontreremo infatti presso il Gran Teatro Morato di Brescia per il Convegno delle Caritas Parrocchiali. Il 27 gennaio, la Chiesa ricordando S. Angela dice: “modello di carità sapiente e coraggiosa”. S. Angela rivolgendosi alla sue sorelle raccomandava: “muovetevi, credete, operate, amate e servite”.

Il messaggio di S. Angela ben si coniuga col tema del Convegno Caritas: “Le storie generano storie”. Chi ci fa muovere, credere, operare, amare e servire? Le parole di Gesù che ci fanno incontrare in ogni crocevia della nostra storia, le storie degli uomini e delle donne che abitano il nostro tempo.
Come a S. Angela ci viene chiesto di entrare in confidenza con la storia dell’Amato e con lo stile della sua umile vita. Egli ci invita ad aprire gli orecchi ed il cuore all’ascolto di chi abbiamo accanto aprendoci all’esperienza dell’interiorità. Scendere nel profondo della nostra storia, che è intreccio delle storie di chi ci ha preceduto e orizzonte di nuove storie, cimentandoci nel coraggio dell’amore.
Solo nel narrare l’intreccio della storia personale con le storie di chi incontriamo possiamo fare l’esperienza del bene e provare la vera gioia.
S. Agostino diceva: “Tutti desideriamo essere felici. È cosa che ci accomuna senza distinzioni, buoni e cattivi. Chi è buono sperimenta la felicità nella sua bontà, chi è cattivo non cerca il male né sarebbe tale se non sperasse di potere, con ciò, essere felice. Se tutti amiamo la gioia è perché siamo fatti per essa”.
In ogni storia si nasconde il seme del bene perché il bene è da sempre tutto in tutti. Per uscire allo scoperto attende solo di essere riconosciuto. In chi, come S. Angela sa vedere lo stupore, fa dire: “Tu, mio bene, mio tutto, dammi la gioia”. Le storie rendono visibile l’Invisibile.
 
Come ogni anno, anche il convegno del 27 gennaio prossimo non è solo lo spazio per re-incontrarci, ma un tempo per incontrare la storia dell’altro, eco di una storia più grande nella quale ognuno di noi è inserito e dalla quale riceve nutrimento.

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